Se come me siete assolutamente convinti che le assegnazioni degli astronautini argentati agli MTV VMAS siano sempre state sacrosante, bè, questo non è il post che fa per voi.
Con un’operazione a metà tra il cinefilo e il revivalistico, gli organizzatori dei VMAs 2009, che si terranno in quel di New York il prossimo 13 settembre, hanno inserito nel programma la croccantissima categoria Best Video (That Should Have Won a Moonman). Una compensazione postuma, o qualcosa del genere. La cosa davvero interessante è che i videi in nomination sono quasi tutti degli anni ’90 (7 su 10). Non poteva essere altrimenti, visto che la storia dell’evento comincia nel 1984, e visto che fino al 1991 (Smells Like Teen Spirit e Losing My Religion), come è noto, non sono stati prodotti video degni di nota. Ovviamente scherzo.
Naturalmente, è impossibile al momento dire chi si porterà a casa questo ambitissimo premio.
Molti di questi video sono di autori consacrati. Quell’intelligentone di Michel Gondry appare con ben due nominations. Come sapete, i video di Gondry rientrano grossomodo in due categorie: 1) video “matematici”, basati sulla ricorsività immagine/musica o su altre interazioni para-sinestetiche tra queste due componenti del video (es. Around the World dei Daft Punk, o Bachelorette di Bjork); 2) video basati su cose che Gondry stesso si è sognato. Interestingly enough, entrambi i video nominati si inseriscono nel secondo filone. In particolare, se ben ricordo un’intervista contenuta nel DVD della serie The Work of a Director a lui dedicato, Everlong acts out un sogno ricorrente di Gondry bambino, quello di avere una manona gigante, e di cantare nei Foo Fighters. Il risultato, sia per questo che per il video di Bjork, è indecently bizarre. La scena delle gambe che diventano ciocchi di legname in Everlong, è ormai consegnata alla storia del cinema; che dico, alla storia del cinema francese.
Un altro video d’autore (e quello che secondo me merita il premio) è di quel sopravvalutato di Spike Jonze: Sabotaggio dei Ragazzi Bestiosetti. [memorabile la traduzione della canzone in italiano presente nell’episodio 1:09 di Futurama]. Il video è storicamente importante per aver rilanciato, già nel 1994 (anni prima di Quentin Tarantino e di Marco Giusti) il genere del poliziottesco anni Settanta. Non altrettanta fortuna ebbero, i ragazzi di NYC, circa 4 anni dopo, nel tentativo di riesumare gli stili del film d’azione anni ’60, tipo Diabolik, anzi proprio Diabolik: Body Movin’, 1998, diretto da Nathanial Hornblower (un alias di MCA), risulta infatti piuttosto farraginoso. Tornando a Sabotage, che dire? Pierantonio Z. became a fan of Alasondro “The Chief” Alegré. E anche del tizio che sbatte la testa sul cofano, verso la fine.
Almeno due videi, quello di David Lee Roth (Pete Angelus & David Lee Roth, 1985) e del Dr. Dre (Andre Young, 1993) sono inseriti nel lotto non tanto per presunti valori artistici, ma (così almeno mi sembra), perché a loro modo iconici (o simbolici, o indicali) di una particolare fase del declino della Civiltà Occidentale.
Forse, a voler essere molto cinici, un discorso del genere si può fare anche per il video (1990) di Giorgio Michele (sono l’unico al mondo a preferire la versione del 1996 di Robbie Williams, primo suo singolo dopo la fuoriuscita dai Take That?), e, in misura minore, per quello di Tom Petting (1991). Essi video contengono infatti guest stars di rilievo: rispettivamente, una carrettata di “supermodels”, termine inventato proprio per quella generazione di modelle lì, le Linde Evangelista e le Naomi Campbell, oggi senescenti se non senesciute (‘a bellezz’ senesciut’, direbbero a Napule), e un imberbe Johnny Depp (plus guests, come scrivono quelli dell’Indipendente quando ancora non sanno i nomi dei gruppi spalla), bleah. A ‘sto punto tanto valeva mettere Crazy (Marty Callner, 1994) degli Aerosmith con Liv Tyler+Alicia Silverstone o Chariot (Zach Braff, 2005) di Gavin Degraw con Donald Faison. [pensierino della sera: se il videoclip, che in Giappone chiamano trasparentemente PV, promotional video, è per certi versi una forma di advertising, in che misura possiamo equiparare le guest stars famose che vi compaiono a dei testimonial?]. Freedom! ’90 è comunque di David Fincher, all’epoca già regista di alcuni video della madonna (Express Yourself, 1989, su tutti, che mescola estetica sovietica -e pure parecchio gaya- della salute operaia a un indimenticabile cross-dressing della cantante).
Sugli OK Go (2006), unico video degli anni ’00, stendiamo un velo pietoso. Si potrebbe dire che questo video è uno dei simboli dell’era dello user content web, ma fa talmente cagare (è poco più che una trovata, artigianalmente molto ben fatta), e loro sono talmente sfigati, che a confronto gli Weezer potrebbero uscire con le supermodelle di George Michael di cui sopra. Un video che è non è un video, né cinema: forse televisione, anzi web tv.
Parma Police (Jonathan Glazer, 1997) è un video basato su quel drammatico fatto di cronaca, in cui un ragazzo ghanese di colore fu pestato selvaggiamente da degli sbirros in Emilia. Oppure parla della band più pretenziosa del secolo…? Non mi ricordo bene.
[Karma Police, arrestate quest’uomo]
[La polizia incrimina, la legge assolve]
[Indultocrazia]
[taxi, insegua quell’uomo]
[Un video nell’era dell’FPS]
[Carmageddon indie-rock]
[Gli stupratori rumeni ubriachi al volante dell’Occidente]
[questo è product placement virale, anzi occulto]
[molto occulto]
[ahimè]
categoria:music, television, music video studies






